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Progetto Basket

Lo scopo di questo progetto è quello di avviare alla pratica della pallacanestro ragazzi  con autismo si rivolge a persone di età compresa tra i 6 e i 17 anni per il gruppo dei minori e tra i 18 e i 30 anni per il gruppo degli adulti.

Ci si propone di sensibilizzare la comunità sulla tematica dello sport per disabili mentali al fine di evidenziare il grande valore che un gioco di squadra come il basket può assumere anche per questi ragazzi, cercando di integrare, col tempo, normodotati e disabili. L’organizzazione di un torneo e quindi l’emergere di una squadra rappresentativa della città, consentirà in prospettiva la partecipazione a tornei su scala nazionale. Il corso di Basket si propone di:

1. stimolare nei partecipanti la creatività e la conoscenza di sé e del proprio corpo attraverso la pratica del basket.

 2. favorire la conoscenza e l’approfondimento di sé in una dimensione di gruppo, dove confrontarsi e mettersi in discussione nel rapporto con i pari.

 3. sostenere i ragazzi nella realizzazione di un’esperienza ludica e sportiva, perseguendo allo stesso tempo la crescita personale e l’acquisizione di una maggiore autostima e fiducia in se stessi.

4. stimolare l’acquisizione di schemi motori e di gioco, che siano progressivi e guidati da personale esperto, nel rispetto delle difficoltà e delle risorse dei ragazzi.

5. favorire l’acquisizione di regole inerenti il gioco di squadra e l’appartenenza al gruppo dei pari. 1 6. stimolare i ragazzi al confronto, alla messa in discussione, all’imprevedibilità, attraverso il gioco e la dimensione di gruppo

 

 

Importanza dell’attività motoria

per i disabili. I vantaggi dello sport per disabili sono dimostrati dall’esperienza di pratica dell’attività sportiva, che negli anni hanno portato a risultati positivi non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico e relazionale degli atleti

. •Benefici fisici Per i disabili lo sport costituisce la forma più naturale per valorizzare le proprie capacità fisiche e può essere inoltre impiegato come integrazione alle terapie riabilitative permettendo di sviluppare le capacità funzionali residue. Attraverso la pratica sportiva, il soggetto disabile ha la possibilità di migliorare la coordinazione, la resistenza, la forza e la velocità; impara a superare la fatica, che è uno dei primi ostacoli per la riabilitazione fisica.

 •Benefici psico- sociali Da un punto di vista psico- sociale, la pratica sportiva favorisce la socializzazione, sprona all’impegno, insegna il coraggio, promuove la lealtà. In molti casi incentiva la comunicazione interpersonale e la collaborazione, negli sport di squadra ad esempio si sancisce il rispetto per le norme condivise, per l’avversario e l’impegno collettivo durante gli allenamenti. Il gioco è un valore fondamentale in ogni situazione umana, ma per i portatori di handicap assume senz’altro una particolare rilevanza. Lo sport contrasta la tendenza all’autocommiserazione e alla depressione poiché è un mezzo di affermazione e di realizzazione attraverso il quale il disabile può dimostrare a se stesso e agli altri le proprie capacità come soggetto attivo. Altro aspetto fondamentale è quello del recupero sociale, determinato dalla vita di gruppo, dalla voglia di lottare e dall’autoaffermazione che lo sport favorisce, accettare la propria disabilità significa dimostrare di non sentirsi “diversi” e di avere un equilibrio psicologico. In effetti, quello che si può definire “spirito di competizione”, fra i disabili è lo stesso di quello esistente tra i normodotati e ogni disciplina sportiva 2 si differenzia da quelle praticate in situazione di normalità solo per alcune modifiche che consentano il regolare svolgimento delle competizioni, non certo per la passione, lo slancio agonistico, la voglia di partecipazione. In questa prospettiva lo sport non obbliga alla scoperta di una diversità delle abilità, ma alla scoperta delle abilità, valorizzandole, potenziandole ed esaltandole, il problema quindi non è l’integrazione ma la disgregazione di un certo modo di pensare e ragionare che fissa categorie sociale entro cui dobbiamo tutti più o meno entrare.

La scelta del basket come disciplina :

 

 Uno dei più importanti contributi che il basket e l’attività sportiva in genere danno alla formazione personale e alla socializzazione di bambini, ragazzi ed adolescenti, è costituito dall’esperienza di vivere in gruppo con dei coetanei e di collaborare o competere con essi. La partecipazione al gruppo dei coetanei svolge durante tutto l’arco dell’età evolutiva una funzione ben precisa: quella di aiutare l’individuo a diventare psicologicamente indipendente, ossia adulto. Le regole prestabilite del basket vengono accettate liberamente dai ragazzi e diventano condizioni indispensabili per lo svolgimento del gioco. Questo rappresenta un primo passo per la maturazione dell’individuo che deve così imparare il rispetto del prossimo in un ambiente a lui familiare. Il gioco quindi, da attività ludica primaria diventa vero e proprio mezzo di conoscenza, di apprendimento, di esplorazione dello spazio in relazione al proprio corpo, di consapevolezza delle proprie azioni e reazioni. Assume inoltre un valore ottimale se il bambino si trova in un gruppo di coetanei, sviluppando quei caratteri di socialità e collaborazione fondamentali per l’individuo adulto. L’individuo deve imparare ad adattarsi al gruppo, apprendere i concetti di divisione dei compiti e di rispetto dei diritti altrui, il concetto di collaborazione, di intervento e di rinuncia, se necessaria. Apprende come gestire la propria impulsività e impara a diventare un “compagno” e, quindi, anche un compagno di squadra se proiettiamo il gioco nel senso della competizione. Il basket si presenta dal punto di vista fisico come uno sport molto esigente, ma non si parla solo di capacità atletiche: entrano in primo piano le qualità del carattere, come l’autocontrollo, il coraggio, il rispetto sia nei confronti dei compagni che degli avversari. 3 Sono qualità che vengono continuamente messe alla prova e che, se coltivate con attenzione, insegnano a saper vincere e, cosa più importante, a saper accettare le sconfitte. Oltre a queste indubbie valenze educative, nella pallacanestro il significato che assume la palla può andare ancora oltre: il passaggio, la ricezione e il tiro sono carichi di significati, che si amplificano nella pratica di questo sport da parte di disabili. Nel mondo dell’handicap l’attrezzo palla diventa una metafora di numerose situazioni di vita ed attraverso il rapporto che l’individuo stabilisce con essa si possono intuire molte cose del suo approccio con la realtà circostante. La ricezione ed il passaggio sono metafore attraverso le quali possiamo capire le paure e i disagi dei ragazzi e possono essere impiegate per rendere meno impenetrabili le barriere che alcuni si costruiscono attorno: “lo scambio del pallone tra due ragazzi è una semplice modalità che predispone ad un dialogo più evoluto”. Vediamo così che da un iniziale timore della palla i ragazzi prima l’accettano e poi la condividono con altri. Il passaggio diventa dunque un momento di scambio e comunicazione che unisce ragazzi con patologie molto diverse e attraverso il quale si possono cercare di aprire dei canali che magari verrebbero aperti comunque, ma con tempistiche del tutto differenti. Un altro momento molto significativo è il tiro: quando un ragazzo inizia a giocare la prima cosa che gli viene in mente di fare è provare a tirare: in fondo questa è la parte più divertente del gioco e riuscire a segnare è quella più motivante. Per tirare, ognuno si allunga, tende le braccia, esce da se stesso e dai suoi problemi, aspira a qualcosa di grande. Quando si centra una canestro, si centra un risultato enorme, un’impresa, e chi fallisce sempre, se riesce in qualcosa, ne porta la gratificazione in ogni altro aspetto della vita.